RADICI
Tradizioni costiere, uso della terra e patrimonio del paesaggio mediterraneo

“Les hommes ne font pas l’histoire autant qu’ils la subissent, surtout celle du très long terme, cette histoire presque immobile où les structures résistent, se plient, mais ne cèdent qu’après de très longs silences.” Fernand Braudel, La Méditerranée et le monde méditerranéen à l’époque de Philippe II, 1949.
Con questo numero, SEASCAPE prosegue la serie dedicata ai driver territoriali delle coste contemporanee — quei dispositivi strutturanti che, a scale e velocità diverse, hanno plasmato e continuano a plasmare la morfologia, l’identità e la forma insediativa dei paesaggi litoranei. Questo ottavo numero rivolge lo sguardo verso ciò che precede e sostiene ogni driver: le radici.
Il termine non ha qui valenza metaforica generica. Radice designa, in senso tecnico e disciplinare, il sistema di ancoraggio profondo attraverso cui un territorio ha costruito la propria capacità di adattamento nel tempo lungo — ciò che Braudel chiamava “structure”, la realtà semi-permanente che sopravvive alle congiunture e orienta inconsapevolmente le trasformazioni successive. Le radici di un territorio costiero sono le sue tradizioni insediative, i suoi saperi costruttivi, le sue pratiche di uso del suolo, le sue stratificazioni archeologiche: non vestigia da conservare passivamente, ma matrici attive da cui il progetto contemporaneo può trarre principi, logiche e forme.
Il Mediterraneo — nella molteplicità delle sue articolazioni geografiche, dalla sponda magrebina e levantina alle coste adriatiche, tirreniche e iberiche — costituisce il campo di indagine privilegiato di questo numero. Le comunità litoranee mediterranee hanno elaborato, nel corso di millenni, sistemi complessi di radicamento territoriale: bonifiche di aree umide costiere, terrazzamenti colturali sui versanti di costa, regimazione idraulica delle foci fluviali, modellazione antropica delle dune, gestione prolungata di lagune salmastre e pinete litoranee. Queste operazioni — anonime, collettive, iterative — costituiscono forme di progettualità territoriale ante litteram, fondate su una conoscenza empirica finemente calibrata sui cicli naturali dei sistemi costieri: regimi sedimentari, dinamiche di deriva litoranea, variazioni stagionali delle maree e dei venti.
A questo strato vivente di tradizioni si sovrappone una dimensione più profonda, quella archeologica: le coste del Mediterraneo custodiscono sotto la superficie del suolo e del mare i resti di insediamenti, infrastrutture portuali, sistemi di produzione e di scambio che documentano millenni di radicamento umano nel territorio litoraneo. Questa stratificazione sommersa o sepolta non è un archivio inerte: essa definisce le precondizioni geomorfologiche e topografiche entro cui il progetto contemporaneo opera, e pone interrogativi ineludibili sulla continuità e la discontinuità dei paesaggi costieri nel tempo lungo.
In un contesto di accelerazione delle pressioni antropiche e climatiche sui sistemi costieri — erosione, subsidenza, aridificazione, inondazione — il radicamento critico nella tradizione non è una postura conservativa: è la condizione epistemologica necessaria per elaborare strategie progettuali efficaci, durature e territorialmente fondate. SEASCAPE invita ricercatori, progettisti e studiosi a presentare contributi originali che articolino la lettura critica delle radici territoriali delle coste mediterranee con riflessioni o proposte sul loro progetto futuro, secondo tre linee di ricerca.
Ambito 01 — GEOGRAFIE DELL’APPARTENENZA
Insediamento, identità e radicamento nel territorio costiero mediterraneo
La prima linea di ricerca indaga le tradizioni insediative mediterranee come dispositivi di radicamento morfologico e identitario delle coste. La struttura dei borghi di pescatori, la gerarchia degli approdi, la distribuzione delle torri di avvistamento, l’articolazione dei tracciati che connettono l’entroterra al mare non sono esiti contingenti: sono il prodotto di lunghi processi di adattamento alle condizioni geomorfologiche e produttive del contesto litoraneo, in cui la forma insediativa e la forma del territorio si sono co-determinate nel tempo. Il Mediterraneo offre un campo comparativo di eccezionale ricchezza: dai sistemi rupestri delle coste pugliesi e siciliane alle marine toscane, dai ribat nordafricani alle ramblas catalane, dai caravanserragli levantini alle palafitte adriatiche.
Questa linea invita a interrogare come le logiche insediative storiche — gerarchìe spaziali, morfologie di densificazione, usi civici del litorale, calendari rituali legati al mare — possano costituire radici attive per il progetto di riqualificazione dei fronti mare contemporanei, oggi esposti a pressioni turistiche, demografiche e climatiche di crescente intensità. Sradicare queste logiche equivale a perdere la capacità di leggere e trasformare il territorio costiero con coerenza; reinterpretarle criticamente significa restituire al progetto la sua profondità storica e la sua capacità di radicamento locale.
Ambito 02 — ARCHEOLOGIE DELL’ABITARE
Stratificazioni costruttive, patrimonio minore e memoria architettonica della costa
La seconda linea di ricerca si confronta con la doppia profondità del patrimonio costruito costiero: quella verticale dell’archeologia e quella orizzontale della tipologia architettonica minore. Sotto la superficie dei litorali mediterranei giacciono i resti di infrastrutture portuali antiche, sistemi di pesca sommersi, ville marittime, horrea, magazzini, percorsi litoranei sepolti dall’innalzamento del livello del mare o dall’accumulo dei sedimenti. Questa stratificazione archeologica non è separabile dalla storia del paesaggio costiero: ne definisce le precondizioni topografiche, ne rivela le logiche insediative originarie, ne documenta la lunga durata del radicamento umano.
A questa dimensione sommersa si affianca il patrimonio costruito in superficie: tonnare, trabocchi, magazzini del sale, capanne da pesca, mulini a marea, chiuse lagunari, torri costiere, fari, pontili lignei. Manufatti tipologicamente variegati e geograficamente distribuiti lungo l’intero arco mediterraneo, in cui si sedimenta un sapere costruttivo radicato nell’adattamento prolungato alle condizioni ambientali dei litorali — salinità, venti dominanti, scarsità di materiali, necessità di contatto funzionale immediato con l’acqua. Questa linea invita a esplorare come archeologia e patrimonio architettonico minore possano dialogare come radici costruttive di un progetto costiero consapevole della propria profondità storica: non monumenti da tutelare passivamente, ma matrici tipologiche e stratigrafiche da cui far emergere nuovi programmi abitativi, produttivi e pubblici capaci di restituire coerenza ai fronti mare in trasformazione.
Ambito 03 — CULTURE DELLA TERRA
Pratiche agrarie, saperiecologici e resilienza del paesaggio litoraneo come dispositivo ambientale
La terza linea di ricerca esplora le tradizioni di uso del suolo come pratiche attive di radicamento ecologico e costruzione del paesaggio naturale e antropico litoraneo. Bonifica, terrazzamento, acquacoltura estensiva nelle valli da pesca, coltivazione delle saline, impianto delle macchie mediterranee dunali, sistemazione idraulica degli estuari: operazioni di trasformazione territoriale di grande complessità tecnica ed ecologica, il cui esito paesaggistico testimonia una capacità di co-evoluzione con i cicli naturali costieri — dinamica delle dune, deriva dei sedimenti, bilancio idrico delle zone umide — che i sistemi di gestione contemporanei faticano a eguagliare.
Queste radici agrarie sono le più profonde e le più vulnerabili. La loro recisione, avviata con la meccanizzazione del Novecento e accelerata dall’urbanizzazione costiera, ha prodotto effetti di degrado ampiamente documentati: erosione costiera accelerata, perdita di biodiversità, scomparsa dei paesaggi agrari storici, crescente vulnerabilità agli eventi estremi. Eppure in esse si custodisce una conoscenza ecologica locale di straordinaria precisione — una ecological literacy ante litteram — che le discipline del paesaggio e della pianificazione territoriale non possono permettersi di ignorare. Questa linea invita a investigare come le tradizioni di uso del suolo costiero possano essere reinterpretate criticamente come driver di resilienza nel progetto del paesaggio mediterraneo contemporaneo: non modelli da replicare, ma radici da cui far emergere strategie di adattamento climatico capaci di integrare conoscenza locale, patrimonio culturale e innovazione nella lunga durata.
Modalità di partecipazione
Per partecipare alla Call for abstract è necessario inviare una proposta in lingua italiana o in inglese (una sola per candidato e obbligatoriamente in inglese per gli stranieri) nei tempi indicati e seguendo il format così strutturato (è necessario scaricare il format dal sito, qui in basso):
Titolo (100 battute max),
Sottotitolo (150 battute max),
Ambito di indagine (01/02/03),
Abstract (max 2500 battute),
2 immagini facoltative con didascalie (immagini libere da copyright o accompagnate da permesso di pubblicazione richiesto agli autori delle stesse).
L’abstract va inoltrato all’indirizzo di posta elettronica editorial.seascape@gmail.com con oggetto “Abstract- Seascape 08-Cognome”. Eventuali proposte inviate con altre modalità saranno escluse.
Costi
Gli articoli selezionati saranno pubblicati previo versamento di una quota simbolica. Per i costi, visitare la pagina https://seascape.it >> > Pubblica con noi
Tempistiche
– Sabato 6 giugno 2026_ Scadenza consegna abstract
– Sabato 20 giugno 2026_ Comunicazione dei risultati per avviare la scrittura dei contributi da sottoporre a double blind peer review
– Sabato 08 agosto 2026_ Scadenza consegna degli articoli estesi
Per informazioni
web site: http://www.seascape.it
editorial.seascape@gmail.com
SEASCAPE © 2025 Primiceri Editore
All rights reserved – Tutti i diritti sono riservati
International journal registered
at the Court of Padova under the number 2522/2021.
Print and digital version
p-ISSN 2785-7638 e-ISSN 2974-6191
