Call 07 | Porte d’acqua

PORTE D’ACQUA

Dispositivi urbani per territori costieri

Il settimo numero della rivista SEASCAPE intende avviare un dibattito sul ruolo delle “porte d’acqua” nel XXI secolo e sul loro potenziale contributo come driver urbani e territoriali.
Le porte urbane costituiscono una tipologia ricorrente nella cultura della città, spesso caratterizzata da attributi che conferiscono agli edifici e agli spazi pubblici parte dello stesso sistema la capacità di resistere al tempo, continuando a essere “luoghi urbani straordinari”, indipendentemente dalla funzione che svolgono.
Nelle città e metropoli contemporanee, l’idea stessa di “porta urbana” sembra essersi diluita; tuttavia, essa mantiene un ruolo determinante – e sempre più complesso – nelle dinamiche urbane. Questo è dovuto alla progressiva specializzazione dei punti di contatto tra le reti globali di distribuzione e la città, articolabile attorno a tre assi principali: consumo (beni, turismo), approvvigionamento (alimentare, energetico) e comunicazione (cavi sottomarini). All’interno di questa complessa rete infrastrutturale, le porte della città si manifestano oggi sotto forma di aeroporti, hub di trasporto, terminal crocieristici, porti mercantili e petroliferi, mercati generali, centri commerciali o data centre.
È indubbio il ruolo pionieristico che le città costiere hanno svolto nello sviluppo di sistemi territoriali estesi, fondati sulla navigazione e sui porti. In questo senso, le porte d’acqua articolano una rete di connessioni tra città che può essere letta su scala locale, regionale o globale, riscontrabile nei sistemi fluviali, estuarini, marittimi o oceanici. Questi luoghi urbani ad alta densità simbolica sono definiti dal loro carattere infrastrutturale, ma anche come spazi pubblici di riferimento.
Oggi, l’elevata specializzazione dei terminali associati ai sistemi costieri rivela fragilità, sia nella loro “vita post-programmata” (obsolescenza), sia nel caso del collasso dei sistemi che li sostenevano. Questo in netto contrasto con quei casi in cui l’infrastruttura acquisisce una dimensione urbana, rivelandosi più resiliente, adattabile e indipendente da vincoli programmatici. Le porte d’acqua possono dunque essere intese come dispositivi urbani in grado di articolare la città con le reti infrastrutturali che a loro volta strutturano territori estesi. Da qui la proposta di tre linee di ricerca che esplorano i fattori attraverso cui questi dispositivi urbani contribuiscono alla costruzione dei territori costieri: fattori simbolici, fattori di mobilità e fattori ambientali.
In questo apparente paradosso, comprendiamo come la porta – nata per servire un sistema infrastrutturale – possa, in certi casi (quelli che qui ci interessano), sopravvivere al collasso del sistema stesso. Ciò accade, significativamente, quando infrastruttura e città coesistono in modo integrato. A partire da questo quadro, si propone di riflettere su logiche progettuali capaci di valorizzare il potenziale delle porte di mare come motori per la produzione o riqualificazione dello spazio urbano circostante, ma anche come elementi in grado di promuovere la [ri]attivazione, [ri]invenzione o [ri]significazione di sistemi territoriali e infrastrutture obsoleti, dismessi o sottoutilizzati.

Ambito 01 – Porta d’acqua come dispositivo simbolico

La prima linea di ricerca riguarda la capacità intrinseca delle porte urbane di agire come riferimenti simbolici nella costruzione dell’identità delle città e dei territori. Questo valore si fonda sull’associazione tra la porta e il monumento, capace di conferire significato ai luoghi da un punto di vista simbolico e narrativo. Il riconoscimento collettivo attribuito a questi elementi consente di costruire territori a partire da immaginari condivisi, che risultano determinanti per la coesione effettiva delle città, delle regioni, dei Paesi o persino di entità geografiche di scala maggiore.
In quanto elemento ricorrente nella storia e nell’immaginario dell’architettura e della città, la porta possiede la capacità di condurci lungo una linea temporale ininterrotta. Essa consente uno sguardo trasversale su quell’affascinante artefatto che è la città, rivelando come, forse da sempre, il senso della stessa derivi dalla sua relazione con altre città. In tal senso, l’idea di rete urbana e territoriale è tanto antica quanto l’idea di città, e la relazione tra le città si costruisce attraverso la metafora (e la realtà fisica) delle loro porte.
È altrettanto evidente come lo sviluppo tecnologico e quello urbano procedano da sempre mano nella mano. E, pur essendo certo che continueremo a vivere in città (e in maniera sempre più intensa), resta aperta la domanda se l’esperienza dell’abitare urbano sia davvero cambiata in modo sostanziale. Sicuramente non è mutato il fascino che proviamo per il rapporto con l’acqua, per la scala imponente degli artefatti portuali, per la varietà e il dinamismo delle navi e il loro eloquente dialogo con il tessuto urbano; per quei luoghi dove è ancora possibile vedere treni carichi di container attraversare le strade cui anch’essi appartengono.
In breve, luoghi straordinari che rappresentano lo slancio originario dell’umanità come costruttrice di città.
Tutte queste contraddizioni e apparenti anacronismi generano la vibrazione urbana che solo le città costiere riescono a offrire, distinguendosi – oggi come sempre – per la loro capacità di rifiutare il conformismo e diventando così fonte inesauribile d’ispirazione per chi si confronta con il progetto della città e del territorio.

Ambito 02 – Porta d’acqua come dispositivo di mobilità

Una delle caratteristiche più distintive della contemporaneità è la deformazione dello spazio in funzione del tempo. Lo spazio è diventato un elemento elastico in una quotidianità misurata in secondi, una condizione resa possibile da un complesso apparato tecnologico ad alta intensità energetica. Le immagini prodotte dal marketing ci indicano come dovremmo abitare il XXI secolo: su un tavolo essenziale un laptop, una tazza – l’arsenale del nomade digitale –, il tutto in un bianco immacolato. Questo ambiente asettico sembra confermare un tratto in cui l’umanità è sempre più abile nel rendere invisibile ciò che è scomodo. Tuttavia, questa apparente semplificazione – tra digitalizzazione ed elettrificazione – richiede sempre più spazio e sempre più energia, generando una proliferazione di impianti solari, pale eoliche, cavi, miniere, data centre di proporzioni gigantesche. In questo mondo altamente digitalizzato, possiamo affermare che l’abitare resta analogico e che lo spazio continua a essere determinante.
Questa seconda linea di ricerca si concentra sulla capacità delle porte urbane di articolare diverse scale e velocità. La porta, in quanto terminale di accesso a una rete infrastrutturale, assume un significato letterale: accesso a una rete di trasporti, a una rete energetica, a una rete informatica. La mobilità costituisce uno dei principali assi strutturanti dei territori e riguarda tanto i movimenti pendolari regionali, quanto le geografie dell’approvvigionamento e del consumo. In questo quadro, la porta della città si configura come asse fisso e referenziale di un territorio in movimento.
Le porte d’acqua, per loro natura infrastrutturale, sono da sempre luoghi di accumulo e sovrapposizione funzionale e programmatica. Sono centri logistici, mercati, moli, dogane, stazioni d’imbarco, piattaforme multifunzionali che permettono la connessione e il trasferimento tra i diversi sistemi che alimentano la città. Questi dispositivi urbani conferiscono concretezza materiale e spaziale a realtà che spesso sembrano distanti, occultate o tendenti all’astrazione. Uno degli aspetti più interessanti di questi luoghi è la loro storica capacità di catalizzare l’urbanità, divenendo veri e propri epicentri urbani. La porta d’acqua è un elemento che ha dimostrato, nel corso di secoli di utilizzo ininterrotto, una straordinaria efficacia nell’accogliere usi molteplici, rivelandosi capace di adattarsi ai mutamenti tecnologici e sociali. È evidente l’importanza di prestare attenzione a questi elementi urbani, che molto hanno ancora da insegnare e da offrire per il futuro delle città e dei territori costieri – ma non solo.

Ambito 03 – Porta d’acqua come dispositivo ambientale

Le città costiere sono sottoposte a pressioni enormi, risultato della combinazione tra la loro forte attrattività e le sfide ambientali che le riguardano. La forma della città costiera è il prodotto dell’interazione tra processi dinamici che modellano le linee di costa – deriva dei sedimenti, deposito, erosione, correnti, maree – e una forma peculiare di abitare questi territori, fondata sull’esplorazione e ottimizzazione delle loro risorse.
In queste regioni, è particolarmente evidente l’antropizzazione di sistemi estesi, da riconoscere come costruzioni umane portatrici di un sapere profondo sull’integrazione – e sul conflitto inevitabile – tra città e ambiente.
In questa terza linea di ricerca si esplora l’idea della porta d’acqua come dispositivo di regolazione ambientale. Ciò riguarda tanto l’impatto di grandi infrastrutture industriali o portuali – e il loro destino futuro – quanto le strutture legate alla produzione alimentare, come saline, impianti di acquacoltura, attrezzature per la pesca (artigianale o industriale), che influenzano profondamente il paesaggio costiero contemporaneo e rappresentano al contempo un’eredità importante per la cultura urbana di questi luoghi.
Emblematico, in tal senso, è il ruolo di strutture proto-industriali come i mulini a marea che, grazie ai loro Argini e bacini, costituiscono sistemi ingegnosi capaci di sfruttare l’energia potenziale delle maree. Non a caso, molte delle aree più densamente popolate del pianeta coincidono con questi territori. In questi contesti, le sfide urbane emergenti si confrontano costantemente con un’eredità culturale che riflette secoli di adattamento a luoghi estremamente dinamici. Pur obsoleti e abbandonati, questi dispositivi continuano a mantenere autonomamente i canali di navigazione degli estuari, dimostrando una sorprendente capacità di exaptation. Ed è attraverso la progettazione di questi fronti pubblici urbani che si tenta oggi di rispondere alle sfide del cambiamento climatico secondo strategie dure (innalzamento della pavimentazione della piazza, costruzione di muri e infrastrutture) o molli (soluzioni ibride, erosioni, mitigazioni con sistemi e colture vegetali).
I sistemi estuari e deltizi soggetti a marea costituiscono un esempio notevole di integrazione tra dinamiche ambientali e città. In epoca post-produttiva, si prefigura quindi per questi territori una nuova prospettiva, fondata sul loro potenziale all’interno di una società della conoscenza, dove la ricerca e la formazione costituiscono pilastri fondamentali per l’innovazione.
Le porte d’acqua hanno sempre rappresentato un elemento cruciale nell’articolazione tra città e territori: piattaforme straordinarie per l’esplorazione degli oceani, ma anche dispositivi determinanti nella quotidianità urbana. Queste qualità rimangono inalterate, a conferma della loro importanza e attualità – soprattutto – come dispositivi urbani per pensare il futuro delle città.

Modalità di partecipazione

Costi

– Sabato 4 ottobre 2025_ Scadenza consegna abstract
– Sabato 11 ottobre 2025_ Comunicazione dei risultati per avviare la scrittura dei contributi da sottoporre a double blind peer review
– Sabato 15 novembre 2025_ Scadenza consegna degli articoli estesi


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